
Qualche tempo fa ho scritto che sono stanco dei flop annunciati. A distanza di 2 anni le cose non hanno fatto altro che peggiorare.
Chiusure di studi, licenziamenti di massa, l’avvento dell’intelligenza artificiale che vuole fagocitare il mercato casual e non solo. In un mondo sempre più alla rovina, anche l’industria dei videogiochi non è messa bene.
Questo articolo vuole fare il punto della situazione circa le ultime notizie che mi han fatto dire: “dove andremo a finire?”:
I numeri di un anno da incubo
Secondo il tracker di Amir Satvat, al 20 ottobre i licenziamenti confermati nel 2026 sono 10.977, con una proiezione di oltre 13.000 entro fine anno. Sul fronte delle chiusure, Insider Gaming ne conta già 35.
Giusto per essere precisi, i conteggi cambiano da un tracker all’altro e molte aziende si guardano bene dal comunicare i numeri reali. Ma anche prendendoli con le pinze, dietro ogni unità c’è una persona che è rimasta senza lavoro. Un potenziale padre/madre di famiglia che adesso si ritrova con niente in mano. E nel caso del mercato videolududico stiamo assistendo a una crisi senza precedenti.
Evil Arts e la fine di BioWare

La notizia che mi ha spinto a scrivere questo articolo è di appena dieci giorni fa. Il 21 ottobre Electronic Arts ha confermato la chiusura di BioWare, con circa 400 posti tagliati in tutta l’azienda. Penso che ormai lo sappiate già, ma nel caso non lo sapeste, BioWare è la software house autrice di opere come Mass Effect e Dragon Age. E adesso, non esiste più.
Due anni fa vi raccontavo di come la software house si stesse giocando il tutto per tutto con Dragon Age: The Veilguard, dopo il disastro di Anthem. Ecco, sappiamo com’è andata a finire. E nel frattempo anche i server di Anthem, che allora erano ancora attivi, hanno chiuso i battenti a gennaio di quest’anno.
Il prossimo Mass Effect è stato cancellato e, stando a Bloomberg, EA avrebbe fatto questa scelta per concentrarsi su un nuovo Star Wars Battlefront. Tutto questo a pochi mesi dalla vendita da 55 miliardi di dollari al fondo saudita PIF, a Silver Lake e ad Affinity Partners, conclusa il 4 agosto.
Per carità, nessun documento pubblico dimostra che siano stati i nuovi proprietari a ordinare la chiusura. Però ammetterete che il tempismo fa pensare e riflette la crisi stessa di un mercato che da proprio l’idea di sgretolarsi.
Xbox e il “reset” da 3.200 persone

Vi ricordate quando parlavamo di Tango Gameworks e Arkane Austin? Sembrava già il fondo del barile. Poi è arrivato il luglio del 2025, con i circa 9.000 tagli di Microsoft a livello globale, la cancellazione di Perfect Dark ed Everwild e la chiusura di The Initiative.
Ma non era finita, ovviamente. Il 6 luglio di quest’anno la CEO di Xbox Asha Sharma ha annunciato 3.200 licenziamenti, circa il 20% del personale: 1.600 subito, gli altri nel corso dell’anno fiscale successivo. La ristrutturazione più significativa nella storia di Xbox, a sentire lei.
Compulsion Games, Double Fine, Ninja Theory e Undead Labs lasceranno il gruppo per passare a una nuova gestione, mentre per Arkane si valutano “opzioni strategiche”, una di quelle espressioni che non promettono mai niente di buono. Infatti, secondo Le Monde, ad Arkane Lyon sarebbero a rischio circa 217 posti. C’è tempo fino a Novembre che la situazione possa un attimo risollevarsi per loro, ma sto cominciando a perderci le speranze.
In tutto questo, il recentissimo Gears of War E-Day che adesso sembrerebbe essere il primo di una trilogia, ha venduto poco. Mi aspetto che Microsoft farà tagli pure alle sue esclusive? Non mi meraviglio poi così tanto, visto che ha ceduto Halo ad Activision!
Ubisoft e la rinuncia alle Sabbie del Tempo
Se Microsoft piange, Ubisoft non ride. A gennaio la compagnia francese ha cancellato sei giochi, tra cui il remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, ne ha rimandati altri sette e ha chiuso gli studi di Stoccolma e Halifax. Il tutto dividendo il gruppo in cinque “case creative”, perché quando non sai che pesci pigliare un bel nome nuovo aiuta sempre.
Con 200 tagli previsti nella sede di Parigi, i sindacati francesi hanno proclamato lo sciopero. E a ottobre è arrivata anche la proposta di chiudere RedLynx, lo studio di Trials.
Mettiamoci anche la situazione dello smart working a Milano e otteniamo una Ubisoft in crisi su più versanti, soprattutto quello umano.
Epic Games e il conto di Fortnite

Pensavate che chi ha in mano uno dei giochi più redditizi di sempre fosse al sicuro? E invece no. A marzo Epic Games ha licenziato più di 1.000 persone, circa il 20% della forza lavoro. Tim Sweeney ha spiegato che il calo di interesse per Fortnite, iniziato nel 2025, ha portato l’azienda a spendere più di quanto guadagna.
Questo è il punto che mi spaventa di più: se basta una flessione di Fortnite per mandare a casa un dipendente su cinque, che margine di errore resta a tutti gli altri?
Flop annunciati, Atto II
Non potevo non tornare sull’argomento. Concord, il titolo che urlava flop da tutti i pori, si è portato dietro la chiusura di Firewalk Studios. Pensate che abbiamo imparato la lezione? Ma figuriamoci.
Prendiamo MindsEye, il gioco di Build A Rocket Boy, lo studio dell’ex capo di Rockstar Leslie Benzies. Dopo un lancio disastroso, lo studio ha fatto in tempo a parlare di spionaggio e oggi starebbe chiudendo, dopo un ultimo taglio di almeno 170 persone. Il condizionale è d’obbligo, perché al momento dei report non c’era ancora una conferma ufficiale.
Oppure Highguard, l’ennesimo sparatutto gratuito lanciato in un mercato già saturo. Wildlight è scesa a meno di 20 dipendenti e il gioco ha chiuso il 12 marzo. E mi chiedo ancora quanti altri progetti continueremo a vedere così.
E la cosa peggiore è che ormai non serve nemmeno sbagliare gioco. Bluepoint, lo studio dei remake di Demon’s Souls e Shadow of the Colossus, è stato chiuso da Sony, con circa 70 posti persi. Presto torneremo a parlare di Sony, perché la mossa che ha fatto con la rimozione del fisico entro il 2028 non passerà di certo inosservata su questo sito.
Rockstar e il caso GTA VI
Nemmeno il gioco più atteso del pianeta sfugge a questo clima. Alla fine del 2025 Rockstar ha licenziato decine di dipendenti nel Regno Unito: per l’azienda hanno divulgato informazioni riservate, per il sindacato IWGB si tratta di repressione sindacale.
Il tribunale ha prima negato ai lavoratori lo stipendio provvisorio, poi ha ammesso le accuse di blacklisting. L’udienza è stata prolungata fino a metà novembre, quindi per il verdetto c’è da aspettare.
L’intelligenza artificiale e il diluvio di giochi

E poi c’è l’IA. Secondo la società di ricerca ATTN Economy, nei sei mesi fino a maggio 2026 sono usciti 181.000 giochi mobile, con una crescita del 118% su iOS e del 73% su Android rispetto all’anno prima. Il sospetto è che dietro questa valanga ci sia soprattutto il vibe coding, cioè lo sviluppare facendosi scrivere il codice da un’IA. Il problema è che i download non crescono allo stesso ritmo e l’1% dei publisher più grandi continua a prendersi quasi tutti i guadagni.
Insomma, più giochi, stessa torta. Chi prova a emergere onestamente nel mercato casual si ritrova a nuotare in un mare di cloni fatti con lo stampino.
E chi i giochi li fa di mestiere cosa ne pensa? Nel sondaggio della GDC di quest’anno il 52% degli sviluppatori ritiene che l’IA generativa stia danneggiando l’industria, contro il 30% dell’anno scorso e il 18% del 2024. Eppure il 36% dice di usarla, e tra gli sviluppatori giapponesi si arriva all’85,8% secondo il CESA.
Per onestà, non bisogna dare all’IA la colpa di tutto: Sweeney, per esempio, ha escluso che i tagli di Epic dipendano da lei. Ma la direzione è quella di un mercato che si riempie di contenuti mentre si svuota di persone, e questo non mi convince affatto.
Sono sicuro che ritorneremo a parlare anche di questo argomento, che interesserà gran parte del 2027.
Cosa abbiamo imparato
Nel 2024 scrivevo che bisognava fare un passo indietro, smettere di rincorrere il fotorealismo e costruire un modello più sostenibile. Due anni dopo possiamo dire che il passo indietro è stato fatto, sì, ma sulla pelle dei lavoratori.
Sempre allora dicevo che preferivo godermi lo spettacolo da lontano e vedere le grandi corporazioni affondare come il Titanic. Oggi quella frase mi suona diversa, perché a finire in acqua per primi non sono quasi mai quelli che hanno ordinato di tirare dritto contro l’iceberg. Sono gli sviluppatori. Gli stessi che su quei giochi ci hanno lasciato anni di vita.
Quindi, dove andremo a finire? Non lo so. So solo che sono sempre più stanco e voglio dedicarmi al backlog di roba già acquistata per il resto dei miei giorni.
E voi cosa ne pensate?
Parliamone civilmente nei commenti qua sotto o scrivetemi sui vari social: secondo voi c’è ancora modo di invertire la rotta?