
Chiudo gli occhi e sento che non finirà bene.
Sento la testa pulsare, il mare in tempesta, una voce che
mi sussurra all’orecchio ciò che va fatto.
Come vorrei poter dipingere e alleviare le mie pene
da queste note di pianoforte che più che farmi stare bene
accrescono disperazione e alienazione.
Da una realtà che non sarà mai la mia
ma di una madre che mi ha riempito di amore
trascurando i suoi stessi interessi.
Ma adesso sbatto le palpebre, vado avanti
perché bisogna pur sentirsi realizzati
in questa vita piena di sogni infranti.
Non c’è dolore più grande della malattia
che come una scia ti porta via e
ti fa dubitare di aver vissuto, provato, amato.
Chiudo gli occhi e li riapro.
E realizzo che sono rinato.
– Digirorth