
Cosa mi è rimasto di Dragon’s Dogma 2?
Sicuramente non la sua innovazione, perché è praticamente lo stesso, identico videogioco di 12 anni fa. Possiamo dare la colpa al budget o alla scarsa ottimizzazione generale dell’engine di gioco che, ancora una volta, zoppica negli scenari più ampi. Lo si è visto anche con Monster Hunter Wilds, ma qua la situazione è veramente evidente. Anche in modalità performance ho riscontrato drop e cali di frame negli scenari con più elementi a schermo.
Spezzare il ciclo
Mettendo da parte la delusione del comparto tecnico, vorrei soffermarmi sulla trama. Per 50 ore ho avuto la sensazione di stare giocando lo stesso identico videogioco (tanto è vero che all’inizio dell’avventura appare la scritta Dragon’s Dogma senza il 2). Da un certo punto in poi, ovvero dopo che si farà la scelta di spezzare il ciclo, si assisterà a una visione completamente alterata del mondo come lo conosciamo, completamente distrutto e avvolto da una nebbia rossastra che segna come una clessidra lo scorrere inesorabile di un’apocalisse imminente.
Un’apocalisse non proprio espressa benissimo. Se da un lato abbiamo creature fortissime e inquietantemente belle, che strizzano l’occhio al design delle creature di From Software e all’immaginario di Go Nagai e Kentaro Miura, dall’altro abbiamo l’evacuazione dei cittadini abbastanza raccapricciante, con quest ridicole, data la gravità del contesto.
Ciò in cui secondo me questo videogioco dà il meglio di sé è proprio il gameplay loop, la varietà di stile nel gameplay e la sinergia delle pedine. Stesso identico mood del primo.