
Lo scritto che state per leggere è un rimaneggiamento di un vecchio post che è possibile trovare nel mio vecchio blog.
Mi sembrava carino potervi parlare di questo titolo, in vista dell’imminente uscita del suo sequel, anche per ripercorrere quelle che sono state le mie sensazioni al riguardo.
Vi auguro una buona lettura.
Un viaggio maledetto
Descrivere a parole quale esperienza abbia vissuto qualche anno fa non è facile, specialmente quando il fulcro di questa storia si incentra sulla psicosi. Hellblade: Senua’s Sacrifice non è un semplice videogioco, ma un viaggio nell’inconscio e nella psiche della protagonista, intenta a salvare il proprio amato percorrendo l’Helheim. Pubblicato e sviluppato da Ninja Theory, Hellblade uscì nel 2017 e sin da subito ha suscitato scalpore tra appassionati e non.

La cosa che maggiormente colpisce e stupisce è come gli sviluppatori siano riusciti a curare l’impianto acustico dell’opera, insieme alle voci che vivono in Senua e che non fanno altro che accentuare la follia della protagonista.
Esperienza tutta d’un fiato
Si riesce a percepire qualsiasi sibilo dall’ambiente circostante: dalle fronde degli alberi, alle onde del mare, ai passi che muove Senua in questo suo folle pellegrinaggio. Ci renderemo ben presto conto che tutto quello a cui assistiamo altro non è che una proiezione del subconscio della povera Senua, costretta a combattere contro le sue più grandi paure. Per poter apprezzare quest’opera in toto, una delle prime cose che consiglio è quella di terminare l’esperienza tutta d’un fiato, così da acquisire una visione globale che non si limita al semplice girovagare lungo corridoi ben fatti, ma che permette di apprezzare segreti e rune utili per sbloccare il finale segreto e per valorizzare al meglio il concept a cui Hellblade si ispira: la mitologia celtica e vichinga.
Infatti, ricordiamoci che sarà proprio questo il collante che muoverà la nostra protagonista verso l’Hel, il regno degli inferi. Quando mi sono approcciato ad Hellblade, ho affinato i miei sensi come in nessun’altra opera di questo genere.

Volendo parlarvi di alcuni aspetti legati alla narrazione, sono state riprese anche alcune pratiche e torture di quel tempo, come l’aquila di sangue, molto cruenta agli occhi del giocatore e destabilizzante per la povera Senua, che non trova tregua per il resto dell’avventura. Nonostante ci sia un momento in cui sembra aver trovato la pace interiore, la maledizione che avvolge il suo pellegrinaggio non la lascia stare, facendola ricadere subito in un turbinio di morte e orrore lungo gli undici capitoli che costellano il gioco.
Audio design ai massimi livelli
Grazie alle cuffie sono riuscito a calarmi nei panni della protagonista che, per l’intera durata della campagna, è perseguitata da voci che fluttuano nella sua mente (e in quella del giocatore) a 360 gradi. Se proprio volessi trovare un difetto audio presente all’interno di Hellblade, sta nel suono dal tono innaturale e fin troppo finto che producono alcune pozzanghere quando Senua ci cammina sopra.
Personalmente, ammetto che il titolo mi ha lasciato parecchi dubbi nelle prime battute, dove non bisognava fare altro che allineare dei simboli nell’ambiente circostante e avanzare, per poi trovarsi a fronteggiare un combattimento molto scialbo contro alcuni mob. Questo è forse il più grande difetto da imputare ad Hellblade: la ripetitività di alcune azioni e del combat system poco ispirato.

Tornando a parlare del comparto tecnico, ho apprezzato tantissimo il lavoro di motion capture di Senua e le capacità attoriali di Melina Juergens, che ha saputo dare vita e cuore a un personaggio che fa del pathos il suo punto di forza. Il volto di Senua sarà l’unica cosa realizzata in CGI, mentre il resto degli attori che accompagnano le reminiscenze di Senua saranno in full motion video. A mio avviso, questa scelta è stata dettata dal poco budget, anche se ben inserita e mi ha subito ricordato il FMV di Myst.
Morte apparente
Un’altra particolarità di Hellblade: Senua’s Sacrifice è il concetto di permadeath. Ad ogni morte, una chiazza nera si estende dal nostro braccio fino ad arrivare alla testa. Questo segnerà la morte definitiva di Senua e saremo costretti a ricominciare l’avventura da capo. Inutile dire che questo espediente narrativo serve solo a mantenere l’ansia del giocatore nel finire l’opera senza troppi game over.

Personalmente, ho testato la cosa a difficoltà massima, morendo tantissime volte ma senza ottenere la permadeath.
Prendiamola come una sorta di tecnica di psicologia che gli sviluppatori hanno voluto infliggere al giocatore per tenerlo più sveglio e concentrato nelle fasi esplorative e negli scontri con i mostri. Insomma, Hellblade è un gioco che tutti dovrebbero giocare. Personalmente, lo reputo un ottimo prodotto, in grado di suscitare emozioni e sensazioni che coinvolgono la vista e l’udito come mai prima d’ora.
In una parola: extrasensoriale.