
Per la prima volta in vita mia mi sono dovuto arrendere. Non sono mai riuscito a finire questo titolo e il motivo è molto semplice. Certe missioni sono studiate al millimetro e l’unico modo per portarle a termine è stravolgerle completamente o provare infinite volte, fino a riuscire nel disperato intento.
Ma dopo tutti questi anni, dopo essere arrivato in fondo e aver visto dei titoli di coda non miei, mi sono reso conto della sua effettiva importanza.
Un po’ di contesto
Mafia è uscito su PC nel 2002 ed è opera dei cechi di Illusion Softworks. Siamo negli anni 30 a Lost Heaven, città immaginaria dell’Illinois, negli ultimi anni del Proibizionismo. La critica dell’epoca lo paragonò spesso a Grand Theft Auto III, e non è difficile capire perché.
Questo gioco era avanti a GTA, subito poco dopo l’uscita di GTA 3. Anche la storia, tipica di un gangster movie, lo avvicina sempre di più a opere cinematografiche del genere, come Il Padrino, Quei bravi ragazzi e molti altri. Se Vice City è lo Scarface dei videogiochi, Mafia è il Padrino.
Da tassista a uomo del Don
Bello il plot di questo tassista che in un giorno qualunque salva un mafioso e da lì entra nella famiglia del don e dei suoi sottoposti.
Siamo nel 1930. Paulie e Sam costringono Tommy Angelo ad aiutarli a sfuggire a un agguato della famiglia Morello. Lui all’inizio rifiuta di restare in quel giro, ma quando i Morello lo mettono nel mirino l’unico riparo rimasto è la famiglia di Salieri.
Molto bella la missione finale, “La morte dell’arte”, ambientata in un museo che ricorda molto il Louvre misto agli Uffizi di Firenze, con tanto di quadri di Caravaggio.
La mafia ti trova sempre
Sottoposti che venderanno le informazioni al nemico, e sarà proprio in quel punto che Tommy Angelo si renderà conto della sua umanità.
Nel 1933 il consigliere Frank Colletti consegna alle autorità le prove del riciclaggio di Salieri, e il don ordina a malincuore a Tommy di ucciderlo. Tommy scopre però che Frank è stato costretto da Morello, lo lascia partire con la sua famiglia e copre tutto.
Non macchiandosi del suo crimine contro Frank, che non riesce a uccidere in aeroporto, avrà segnato la sua condanna a morte. Perché se fai parte della mafia funziona così. Se fai uno sgarro al boss, sei fuori.
La rapina in banca con Paulie è stata soltanto l’ennesima dimostrazione di infedeltà, che ha pagato a caro prezzo soltanto qualche anno più tardi, quando pensava di essere lontano dai problemi.
Il giorno dopo il colpo Paulie viene trovato morto e i soldi spariscono. Tommy testimonia contro la famiglia, sconta otto anni di carcere e si rifugia con i suoi in un’altra città. Anni dopo, due sicari lo raggiungono sul prato di casa.
Ma la mafia ti trova sempre e non avrà pietà o ripensamenti.
L’equilibrio
Mi piacerebbe chiudere con la citazione del finale di Mafia:
“Sapete, il mondo non è governato da leggi scritte, ma dalle persone. Alcune seguono le leggi, altre no. Dipende da ciascun individuo come sarà il mondo, da come lo crea e ci vuole anche un po’ di fortuna per evitare che qualcuno ti renda la vita un inferno. Non è facile come ti insegnano alle elementari, ma è giusto avere dei solidi valori e rispettarli. Nel matrimonio, nel crimine, in guerra. Insomma, sempre e dovunque. Io ho fallito, come Paulie e Sam. Aspiravamo a una vita migliore, ma in fondo eravamo peggiori della maggior parte della gente. Sapete, credo sia importante mantenere l’equilibrio. Già. L’equilibrio è la parola giusta. Perché chi vuole troppo rischia di perdere assolutamente tutto. Certo, chi vuole troppo poco dalla vita rischia di non ottenere assolutamente nulla…”