
Le note di Nobuo Uematsu, le emozioni suscitate dalle cutscene e le ore trascorse a completare la sferografia con tutti e sette i personaggi di questa storia mi hanno portato a rivalutare quest’opera nella sua interezza.
Ostacoli da superare

Final Fantasy è sempre stata una saga che mi ha messo in difficoltà come giocatore, soprattutto per via di una meccanica che li accomuna tutti: il farming. Passare ore a potenziare le statistiche dei personaggi per evitare problemi durante il viaggio, mi ha sempre infastidito profondamente. Non saprei spiegare esattamente le ragioni di questo mio disagio nei confronti del farming nei Final Fantasy, che siano gli incontri casuali o le azioni meccaniche che non permettono di velocizzare il gioco come vorrei.
Tuttavia, sono riuscito a completarlo al 100%
, e questo ha scatenato qualcosa dentro di me, un meccanismo che sono sicuro mi sarà utile quando affronterò un altro capitolo di questa saga leggendaria.

In definitiva, la meccanica del farming è l’unico vero difetto che ho riscontrato in questo gioco. Anche se non è propriamente un difetto, è una meccanica che personalmente non mi piace affatto.
Superato questo ostacolo, ho apprezzato molto la componente narrativa, la regia e il sistema di personaggi di questa opera. Tutti mossi da un ideale comune: porre fine al conflitto che minaccia il regno di Spira da millenni. Qui non stiamo parlando solo della storia di Tidus o Yuna, ma di una storia tramandata per migliaia di anni, basata sullo scontro tra luce e oscurità, tra bene e male.
Cosa ho amato
Final Fantasy X offre molti spunti interessanti, non solo dal punto di vista ideologico, ma anche religioso e spirituale. Non preoccupatevi, non intendo rovinarvi l’esperienza con spoiler sulla trama del gioco.
All’inizio ho mostrato un po’ di scetticismo nei confronti del titolo, ma man mano che andavo comprendendo le sue meccaniche e la narrazione che ruotava attorno a quel mondo, sono stato attratto sempre di più, come una calamita attratta verso un polo opposto. Parlare di polarità in relazione alla mia esperienza con i Final Fantasy è forse la metafora migliore per descrivere un rapporto così travagliato ma allo stesso tempo bellissimo.

Ho apprezzato molto tutte le aree di Spira, le culture che la abitano e la vita che si respira a Luka o nella spiaggia di Besaid. Mi sono sentito parte di quel mondo, come se la storia fosse incentrata su di me e sulle mie paure, su come sia riuscito a superarle e a compiere qualcosa che non avrei mai creduto possibile.
Cosa ricorderò per sempre
Ricorderò con piacere le ore passate a cavalcare i Chocobo nella Piana della Bonaccia, sorridendo al ricordo dello sguardo di Yuna, al cinismo di Lulu, alla genialità mista a follia di Rikku e alle nobili gesta di Sir Auron e delle sfide affrontate con Braska e Jecht. Riguardo a Tidus, devo ammettere che non riesco ad esprimermi come vorrei: in alcuni punti, le sue manie di protagonismo e il suo atteggiamento da ragazzino mi sono sempre stati antipatici. Tuttavia, anche lui crescerà e maturerà, comprendendo ciò che sta realmente accadendo a Spira e affrontando il suo passato.

Wakka e Kimahri, pur avendo un ruolo importante, catturano la scena solo in pochi momenti dell’avventura, e questo mi è dispiaciuto parecchio, specie per tutta la storia dei Ronso (la razza di Kimahri) che avrei volentieri approfondito.
In Definitiva
Final Fantasy X rimane al secondo posto nella mia classifica dei migliori Final Fantasy giocati, con il sesto capitolo al primo posto, una posizione che penso non verrà mai scavalcata.
Qual è il vostro Final Fantasy preferito e perché? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti, se vi va.
In una parola: entusiasmante.