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Uno spazio dedicato ai videogiochi, alle emozioni che lasciano e alle storie che continuano a vivere nella memoria.

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Parliamo di: Narita Boy

  • Aprile 27, 2024

C’era una volta un ragazzo, in un tempo imprecisato, che da un gioco al quale stava giocando, sarebbe diventato un eroe potente.
Lui era Narita Boy, un eroe fuori dal comune.
L’unico in grado di impugnare la Techno Sword per salvare il mondo dal perfido HIM (l’antagonista del gioco), un’entità non meglio identificata che stava minacciando il Regno Digitale ed aveva imprigionato il suo stesso Creatore nel mondo partorito dalla sua mente travagliata.

Citazioni ovunque

Così si apre uno dei giochi più curiosi che abbia avuto modo di giocare nel 2022.
Ciò che mi ha stregato di Narita Boy non è tanto il suo sistema di progressione abbastanza lineare e tendenzialmente meccanico, quanto il modo in cui i ragazzi di Level 17 (gli stessi di Blasphemous per intenderci) siano stati in grado di creare un ambiente di gioco coerente e che attinge alla cultura pop senza scadere nel banale.

Se da un lato vediamo continui riferimenti agli anni 80, con scimmiottamenti cinematografici ai vari Tron, Star Wars e Ritorno al Futuro, dall’altro vediamo un mondo vasto, caratteristico e stratificato in varie culture, razze e religioni.
Prima di parlare nello specifico del Digital Kingdom è giusto soffermarsi sul come questo epico racconto abbia avuto inizio.

C’era una volta a Narita

Cosa fa muovere i primi passi verso la creazione e lo sviluppo del mondo digitale è chiaramente il suo Creatore, una personalità nata e cresciuta alle periferie del Giappone, nella città di Narita.


Per tutta una serie di circostanze spiacevoli verrà cresciuto dai nonni e una volta raggiunta la maggiore età cercherà fortuna in America.
Una fortuna che lo porterà lontano, perché riuscirà a creare il primo prototipo di Narita One, una console da gioco che ricorda vagamente un Macintosh.

Il motivo di tanto successo è da ricercarsi nel gioco presente all’interno di questa console, Narita Boy.
Un gioco, si. Narita Boy è il nome del videogioco che il Creatore decide di dare a quella che possiamo dire essere stata la creazione di una vita intera passata a scrivere strani geroglifici digitali sui muri per cercare di dare forma al codice che ha da sempre avuto dentro di sé e che finalmente è riuscito a partorire dalla sua mente.
Anni e anni di ricerche, visioni e deliri lo hanno portato a dare vita a qualcosa di talmente geniale quanto perverso.
Un regno digitale ricco di disordini e squilibri causati da un’anomalia.
Un virus talmente potente da imprigionare la mente del Creatore nel suo stesso videogioco.
Solo un eroe può liberare la mente del Creatore e sconfiggere HIM.
HIM è un essere immateriale ma terribilmente malvagio e potente, in grado di corrompere tutto il regno digitale con creature dalle più disparate fattezze e sembianze, pronte ad ostacolare il giocatore con pattern di attacchi variegati ed impegnativi, specialmente nelle fasi più avanzate dell’avventura.

Usa la Forza, Narita Boy

Se la storia di Narita Boy inizia con il rapimento del Creatore da parte di questa entità malvagia, a largo della città di Old York si sviluppa un’altra interessante vicenda che riguarda proprio l’eroe che riporterà l’equilibrio nella Forza.
Un giovane ragazzo che passa la maggior parte della sua vita davanti a uno schermo, intento a comprendere i reali significati dietro quei simboli, dietro quei codici presenti nel suo modello di Narita One.
Continuamente sgridato dalla madre, abbandona la postazione e si mette a letto, quando a un certo punto lo schermo del suo pc si illumina e viene risucchiato in una spirale che lo digitalizza.

Inizia così un viaggio pieno di meraviglia e di stupore, pieno di musica e colori al neon.
Veniamo proiettati in un mondo digitale che vede il nostro giovane protagonista come l’eroe che libererà il regno da ogni forma di malvagità.
La prima a parlarci e ad introdurci al Digital Kingdom sarà proprio la Motherboard (scheda madre) a metterci in guardia sui pericoli che dovremo affrontare per riportare la pace di un tempo e porre fine alla tirannia di HIM e dei suoi Stallions.

OST Pazzesca

Una delle prime cose che salta subito all’occhio, anzi, all’orecchio è la formidabile colonna sonora che prende spunto dalla wave tipica degli anni ‘80, con un uso massiccio di tastiere e sintetizzatori, accompagnato da voci robotiche ed effetti che ricordano un classico brano dei Daft Punk.
Ma la cosa che personalmente mi ha colpito di più di Narita Boy è l’utilizzo continuo di espressioni e manifestazioni metaforiche di terminologie appartenenti al mondo dell’informatica.
Ci sarebbero mille mila esempi da fare ma quello che mi è piaciuto di più è presente all’ingresso della prima area, pronunciato da un npc morente.

int main(){
    printstr(‘Pain, ’, ‘Much\n’, ‘Pain\n’, NULL);
    cin.get();
    return 0;
}

Questa macchina ha appena stampato una stringa che recita:
“Dolore,
Molto
Dolore”

Yellow Red Blue: Always be True


Mi ero dimenticato di dirvi che il regno digitale è suddiviso in 4 macro aree ognuna capitanata da un colore primario.
La casata del raggio Giallo è vista appunto come un deserto mentre la casata del raggio Blu come un luogo di meditazione circondato dal mare e la casata del raggio Rosso come un ambiente inospitale, corrotto e pieno di macchinari.
Infine abbiamo la capitale del regno digitale etichettata dal colore bianco che sappiamo essere la summa di tutti i colori.

Qualche parola sul Gameplay

Dopo aver parlato in linea generale della trama ed aver dato forma al contesto narrativo è giusto spendere qualche parola sul gameplay e sulle meccaniche che caratterizzano Narita Boy.

Prima di eseguire il gioco mi sarei aspettato di giocare un classico Metroidvania con un sistema di progressione tale da spingermi a fare backtracking in una mappa possibilmente interconnessa.
Nulla di più sbagliato.

Narita Boy non appartiene al genere Metroidvania ma al contrario è un’avventura abbastanza lineare che fonda le sue radici nel tipico dei videogiochi simil pixel art con grafica bidimensionale e dalla forte componente action adventure mista a platform.
Saranno infatti presenti diverse combo e power up acquisibili mano a mano che si andrà avanti con la storia.
Tralasciando i combattimenti abbastanza variegati e in alcuni frangenti anche parecchio frenetici e interessanti, ho trovato il resto del gioco alquanto sciapo e pieno zeppo di linee di dialogo atte a voler rimarcare sempre lo stesso concetto epico del tipo: “Tu sei l’eroe che salverà il mondo, sei l’unico in grado di fermare HIM, la forza risiede nel tricroma e sei l’unico in grado di impugnare la Techno Sword“.
Con parole diverse e con molti meno epiteti e subordinate, si sarebbe raggiunto lo stesso risultato ma con meno tedio da parte del giocatore, che in quel momento vorrebbe soltanto andare avanti senza smorzare il ritmo di gioco.

Ritmo: Pro e Contro

Ritmo di gioco che risente parecchio a causa di questi tempi rallentati e azioni per proseguire nei vari mondi ripetute all’ennesima potenza.
Narita boy è un alternarsi continuo di combattimenti, dialogo ai terminali, recupero di Techno Key per sbloccare la porta successiva ed andare avanti lungo un corridoio per ripetere la sequenza.
Ogni tanto c’è qualche momento platform, qualche Gadget interessante o qualche mid-boss che ti fa sorridere ma nulla di più.


Per quanto l’estetica del titolo si mantenga su altissimi livelli, non posso dire lo stesso del level design abbastanza lineare e acerbo.
Un vero peccato perché se Narita Boy fosse stato un Beat-em up a scorrimento orizzontale sarebbe stato un titolo formidabile, ma immagino che questo lo scopriremo soltanto nel sequel.

Conclusioni

A causa delle troppe scelte infelici Narita Boy è un titolo secondario che appartiene a quei giochi che possiedono una forte personalità ma che hanno ancora parecchia strada da fare per potersi affermare completamente.
In ogni caso l’esperienza risulta più godibile che altro e lo straconsiglio a chi come me è un amante della tecnologia, dell’informatica e della corrente Synthwave.

Volendo riassumere Narita Boy con una parola, direi: Pittoresco

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Giochi Sottovalutati Indie Metroidvania
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