La vita è un imprevisto costante, incalcolabile. Talmente assurdo da essere reale. Ed esattamente come questa anomalia che permea la realtà, allo stesso modo il mio progetto muta, si evolve in maniera del tutto imprevedibile e fuori controllo. Ecco perché per me La Vita è un Glitch.
Alla base del progetto c'è e ci sarà sempre un fortissimo intento nel comunicare attraverso il dialogo e il confronto reciproco e aperto.
01Il principio che muove tutto. Se faccio ciò che faccio è perché voglio condividerlo con chi saprà coglierlo. Indipendentemente dal tempo in cui questo avverrà.
02Interagire con chiunque deciderà di seguirmi è la chiave che alimenta questo progetto. Senza di essa, nulla di tutto questo sarebbe possibile.
03Vuoi sentirti libero di dire ciò che pensi?
Di raccontare ciò che giochi, di condividere ciò che ti ha più colpito?
Senza dover necessariamente soddisfare alcun trend o algoritmo?
Senza dover essere schiavo della moda e della novità, lasciando che i condizionamenti esterni
non ti scalfiscano affatto?
Ti prego, fallo.
Ridiamo ai videogiochi lo spazio che meritano.
Raccontiamo le sensazioni che ci hanno lasciato.
Lasciamo che il valore e la passione che hanno da sempre contraddistinto questo medium
prevalgano su tutto il resto.
Perché non c’è niente di più bello e genuino nel raccontare la propria esperienza a chi vorrà scoprirla.
O chi vuole semplicemente cercare un confronto, alimentando discussioni sane tali da arricchire il contenuto in sé.
Mi sono preso dei mesi per riflettere su quello che sono, sulla strada che ho fatto e su cosa voglio inevitabilmente cambiare per fare in modo che un domani io possa tornare ad essere migliore.
Perché non c’è consapevolezza più grande di ammettere i propri sbagli e di fare una sana autocritica per poter riassestare il tiro.
Del resto, siamo esseri umani e non macchine.
Non so quanti di voi siano a conoscenza di questo dettaglio, ma il mio videogioco preferito di sempre è XIII, un gioco dove il protagonista ha completamente perso la memoria e dovrà sventare una vera e propria cospirazione su scala globale.
E proprio nel bel mezzo di una missione, si renderà conto di aver inconsapevolmente innescato un ordigno da lui stesso piazzato.
Al punto che esclamerà: “Sono caduto vittima della mia stessa trappola”.
Perché vi sto raccontando questo dettaglio? Perché a me è capitata la stessa identica cosa.
Nel corso di questi anni ho fabbricato tante trappole fatte di pubblicazioni quotidiane, di contenuti che facevano leva più sulla quantità che sulla qualità, di una stanchezza esacerbata nel disperato tentativo di coprire il maggior numero di eventi possibili o di schedule di trasmissioni pianificate talmente tanto al punto da sacrificare attimi di vita reale.
Fino a sentirsi obbligati a portare avanti intere rubriche senza alcun motivo.
È il momento di dire basta a tutto questo.
Di tornare ad essere liberi di parlare di videogiochi perché si ha REALMENTE voglia di parlarne, senza pensare a quello stramaledetto numero delle visualizzazioni, degli spettatori, ai mi piace, ai non mi piace o all’orario della pubblicazione, o al numero degli hashtag utilizzati.
Tutti questi elementi non possono essere più importanti del contenuto in sé.
Perché altrimenti rischiano di contribuire al problema e alimentare un sistema sbagliato.
Trasmetti te stesso, diceva la YouTube dei tempi che furono.
Voglio tornare a quella filosofia, consapevole che farò sempre parte di una minoranza, di una nicchia.
Ma va bene così. Felice di essere un outsider.
Ma questo cosa significa concretamente?
Che voglio, nel mio piccolo, poter ridare dignità alle opere che sento di voler analizzare per pura passione.
Da oggi voglio prendermi il tempo che serve per approfondire i giochi che mi colpiscono.
Tornare a quella famosa Qualità > Quantità non in base a ciò che uscirà ma a ciò che guida la mia ispirazione.
È proprio per questo che intendo…Rinsavire.